RAPOLLA

" rupe di Apollo "

CATTEDRALE DI S. MICHELE ARCANGELO - CHIESA DI S. LUCIA - CHIESA DELL'ANNUNZIATA

 

Antica cartina della cittàCinque secoli avanti Cristo sbarcarono nel golfo di Taranto, lungo il litorale Ionico, i primi coloni greci, che occupando il territorio compreso tra la Calabria e la  Campania, denominarono la zona “Area di Eracle“. 

Quasi contemporaneamente sbarcarono nel golfo di Manfredonia i coloni di Diomede che s’insediarono nella zona dell’alta Puglia: “da Manfredonia a Barletta e da Barletta seguendo il fiume Ofanto fino a Manfredonia, per chiudere il cerchio dell’area a Barletta”. E’ in queste zone che si consumò la Battaglia di Heraclea (che da origine alla storia di Rapolla), combattuta tra i romani guidati dal generale Luscino, e i Greci di Pirro.

Questi ultimi riuscirono ad avere la meglio, quanto nel punto cruciale del combattimento mandarono sul campo la Divisione Corazzata che avanzava potente e inarrestabile con al suo seguito gli elefanti di Pirro, sconosciuti ai romani.

I romani infatti terrorizzati si diedero alla fuga e fu proprio questa “rotta tanto disordinata e confusa” che spinse il comandante e i suoi ufficiali ad addentrarsi nei pressi del Monte Vulture, precisamente sulle terrazze del “Cerro di Rapolla”, dove “restano a bocca aperta ad ammirare la grandiosità del paesaggio dominato dal Monte Vulture che come un Gigante buono sembra difenderlo amorevolmente …”

Chiesa di Santa Lucia

Qui si ergeva una città circondata da mura il cui portale d’ingresso era aperto; i romani vi entrarono incuriositi, dentro con grande meraviglia videro poche case e al centro del paese, dominato dalla Torre, un tempio greco.

A terra si scorgevano alcuni corpi ormai inermi, mentre poco distanti alcuni uomini siVeduta panoramica facevano medicare dalle loro donne. Gli ufficiali “si resero conto che non valeva la pena di aggiungere sangue al sangue” perciò venne dato ordine ad un Alfiere di affiggere sulla porta del paese la mattonella rossa di terracotta che portava in rilievo l’immagine di due serpi, che appunto nella segnaletica militare significavano: “Attenzione è luogo sacro - Non si passa - Non si fa rumore “.

Così nacque lo stemma di Rapolla registrato anche come atto di nascita del paese. Non a caso il termine Rapolla deriva da: Rap = rupe, e Apollo = tempio, per cui abbiamo Rupe di Apollo e nella sua Forma contratta Rapollo, recuperato dall’italiano corrente come Rapolla.

Cattedrale di San Michele ArcangeloL’etimologia del nome conferma quindi che Rapolla fosse di origine greca e che avesse un tempio greco la cui esistenza è stata inoltre ribadita e testimoniata da alcune carte topografiche italiane e straniere.

Tralasciata per secoli da una storia in parte omessa, in parte andata perduta, ritroviamo testimonianze di Rapolla con il Re Roberto D’Angiò, che fece innalzare nella cittadina la rimanente parte del secondo ordine delle mura e fece riparare porte e torri andate distrutte o danneggiate dai terremoti, ed a richiesta della moglie fece erigere una chiesa e due Monasteri. 

Chiesa dell'AnnunziataSenza contare l’ampia mole di lavori di consolidamento edile. Secondo le fonti inoltre sarebbe gia esistito all’epoca del D’Angiò il “Castello di Rapolla “ dove lo stesso sovrano prese stanza nel 1315, quando venne a Rapolla per inaugurare la Chiesa di Santa Maria ed il Monastero di San Francesco, prima citati.

Oltre che per aver ospitato principi e reali in passato, il castello divenne noto nella suaAntico portale in via Crocifisso successiva conversione prima a casa di abitazione e poi a scuola elementare, per cui fu stravolta completamente l’originaria impostazione architettonica.

Più vivace è ricca di controversie fu invece la questione del famigerato “Sarcofago di Rapolla” ritrovato nel 1856 presso la contrada rapollese di “Albero in piano” durante i lavori per la costruzione della strada Rotabile che porta a Melfi.

Trasportato per imprecisate ragioni a Melfi, suscitò a lungo dispute e polemiche sulla provenienza e attribuzione, specie considerando che da una ventina d’anni a questa parte l’iniziale (e legittimo!) appellativo di “Sarcofago di Rapolla” è stato progressivamente sostituito dalla più attuale denominazione di “Sarcofago Romano” e in taluni casi, sconfinando addirittura nell’ abusivismo, in “Sarcofago di Melfi”.

Ritornando invece a Rapolla: intorno all’anno 602 cominciarono a insediarsi le prime Signorie li cui primato indiscusso è da attribuire al principe Aldolando.

Nel 1253 si portarono a termine i lavori di costruzione della Nuova Cattedrale sorta  sulle vecchie mura dell’antico tempio greco, “che affioravano a fuor di terra”.

Nel 1343, alla morte di Re Roberto D’Angiò gli successe al trono la nipote Giovanna I°, della cui infecondità ebbe pretesto la guerra civile che desolò il Mezzogiorno d’Italia.

Qui nel XVI secolo arrivarono Francesi e Spagnoli che si contesero il territorio; così una dopo l’altra città, paesi e province si trasformarono nell’ennesimo campo di battaglia e infine caddero nelle mani degli Spagnoli, vincitori.

A questo assedio si aggiunse ben presto quello di Turchi e Musulmani che depredarono il nostro territorio con incursioni, saccheggi e con violenze di ogni genere.

Asilo Pio XI

Nel 1851 un terribile terremoto creò disastri, danni e morti” Il disastro è tale che non occorrono parole per spiegarlo”.

Torre con orologioIl 18 agosto 1850 esplosero le insurrezioni lucane ”con una violenza inaudita e con uno spirito battagliero, generoso e commovente“. Potenza è il centro promotore del movimento, che si irradia come fili di ragnatela in tutte le province, anche a Rapolla.

Neanche un secolo più tardi nuovi sconvolgimenti colpirono il territorio: il terremoto del 1910, le due guerre mondiali, il terremoto del 1930, il successivo dell’ 80… anni di disperazione e di miserie, in cui consistente fu il tasso d’emigrazione. In questi stessi anni però, si ha il cosiddetto “miracolo edilizio” che vede la ricostruzione di interi paesi distrutti dai terremoti e dalle due guerre; così l’attività edilizia, insieme alla più secolare attività agricola, e successivamente quella industriale, prenderanno nuovo vigore fino a rappresentare ancora oggi il fondamento dell’ economia locale.

 

testo di FERRARA Marianna


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